L’octopus che è dentro di noi: un saggio di psicoanalisi

Ha oltre vent’anni il saggio sull’octopus che Federico de Luca Comandini pubblicò sul Giornale storico di psicologia dinamica, la rivista fondata dallo psicanalista junghiano Aldo Carotenuto.
Ma leggerlo oggi può aiutare a comprendere il fenomeno planetario del polpo Paul e la sua persistenza dopo la stretta attualità dei mondiali e la sua stessa morte.
Il saggio, che ripubblichiamo qui con l’autorizzazione dell’autore, si intitola “Octopus. Metamorfosi di un’immagine animale”.  L’uso del nome scientifico di Octopus permette di comprendere i simboli opposti legati alle immagini del “polpo” e della “piovra” e si adatta meglio a raccontare la trasformazione, nei secoli, dell’immagine di quest’animale.
La sottigliezza dell’intelligenza riconosciuta all’octopus dai greci oltre duemila anni fa è diventata, per alcuni zoologi contemporanei, “intelligenza aliena”. Tra l’una e l’altra de Luca Comandini percorre le tracce della presenza della figura dell’octopus nella letteratura, nelle arti figurative, nella psicologia. “L’incontro con l’octopus – ci avverte – apre la coscienza alla riflessività analogica. […] La sua soft intelligence è congeniale alla dimensione simbolica della relazione, suscita esperienza paradossali di significato e sfugge, come i sogni, alle pretese di chi vorrebbe possederla.
L’archetipo dell’octopus, in forme diverse in ogni epoca, ha agito sempre in profondo, sul piano simbolico. La sua immagine, che negli ultimi 150 anni ha tanto spaventato, in qualità di piovra, può essere recuperata ai nostri giorni in altra forma. Oggi “la conquista del mondo animale e lo sfruttamento del suo ambiente non nutre più la psiche” e avvertiamo che la nostra sopravvivenza è legata alla conservazione dell’ambiente e alla rivalutazione psicologica delle altre specie.
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Preannunciato in un certo senso vent’anni prima da questo saggio, il polpo Paul con la sua preveggenza può aiutarci simbolicamente a superare gli incubi generati dalla “piovra” e a collegarci meglio a quell’Anima del mondo di cui facciamo parte.