Metaphorae: dal polpo alla piovra

Questo articolo della filosofa e saggista Francesca Rigotti è apparso, a fine agosto, sulla rivista settimanale Ticinosette pubblicata in Svizzera, nel Canton Ticino. L’illustrazione, tratta dallo stesso giornale, è di Mimmo Mendicino.
Germania, estate 2010. Alla vigilia delle partite del Mondiale sudafricano vengono inserite nella vasca due teche di plastica trasparenti dotate di coperchio e contenenti ognuna un’ostrica. Su una teca c’è l’etichetta coi colori della bandiera tedesca, nero, rosso, oro; sull’altra, quella della squadra avversaria. Paul allunga i tentacoli, si avvicina a una teca, la apre, si pappa il mollusco, la squadra indicata vince. Paul indovina otto risultati su otto (una probabilità su 256). Il polpo è uno dei più antichi abitanti del mare, un invertebrato che vive in acque poco profonde ed è dotato, grazie alle sue straordinarie capacità di apprendimento per imitazione, di una sorta di intelligenza-specchio. E’ dunque un animale intelligente, il più intelligente tra gli invertebrati: ma basta l’intelligenza, in qualunque modo la si valuti, a indovinare il futuro?
Il polpo: romanzo e metafora
Intorno a questo tema lavora da qualche tempo lo scrittore e giornalista italiano Luciano Minerva, che ha elaborato una soluzione romanzata del problema, alquanto suggestiva, esponendola in un libro di prossima pubblicazione dal titolo provvisorio Parola di Paul. Vite, storie e pensieri di un polpo preveggente, sul quale esiste anche un sito visitatissimo (www.elbadipaul.it). Qui invece noi seguiremo la metafora del polpo – o il polpo come metafora – partendo dal suo nome, per alcune lingue polipo (e derivati), per altre, e per la denominazione scientifica, octopus. Entrambi i termini si riferiscono al numero di tentacoli o piedi: «molti piedi» (poly-pous), «otto piedi» (octo-pous): vago il primo, preciso il secondo giacché le appendici che sembrano uscire dal capo di questa bestia marina e che spiegano pure l’appellativo di cefalopode, sono poi sempre otto, numero dotato di una ricca dimensione simbolica e metaforica. L’otto infatti (otto come il numero di partite indovinate da Paul) fa parte della serie dei numeri dotati di forte significato, in questo caso prevalentemente negativo. Otto è il numero delle zampe del ragno e dei tentacoli dell’octopus, ma anche quello dei vizi nella dottrina gnostica e nel pensiero delle antiche sette orientali da cui deriva all’occidente europeo quel particolare elenco di mali, divenuti poi sette, che mettono in pericolo la vita dell’uomo e la salvezza della sua anima.
Le raffigurazioni del polpo
Sappiamo che le testimonianze figurative arcaiche del polpo insistettero sulla dimensione a ruota dell’animale, data dal movimento delle zampe, proponendolo proprio nel motivo simbolico della spirale, anzi di otto spirali al centro delle quali si profilava una testa umanoide dallo sguardo penetrante. In tale dimensione primitiva i tentacoli non davano l’idea di soffocamento quanto di articolazione del pensiero, di legami tra le cose, di relazioni e connessioni di fenomeni. Poi venne il cristianesimo e con esso un’inversione di simboli che trasformarono il polipo pensoso dall’intelligenza duttile  in animale mostruoso e diabolico, bestia marina minacciosa, metafora del male,  tentazione del peccato, emblema di vizio, adulazione e lussuria. Fino alla trasformazione del polpo in piovra, evento che ha un autore noto, Victor Hugo, e una data di nascita precisa, la pubblicazione, nel 1866, de I lavoratori del mare.  Qui lo scrittore, alla ricerca di un nemico temibile da contrapporre al protagonista, trovò nelle leggende della Manica un calamaro gigante che i pescatori nel loro dialetto chiamavano pieuvre. Ecco inventato un nuovo mostro e una nuova parola, tradotta in italiano con piovra, metafora per eccellenza del male e in seguito di ogni individuo o organizzazione criminale che sfrutti qualcuno esaurendone il profitto, fluida forza incontenibile che tutto avvolgendo risucchia ogni anfratto con le sue ventose.
La “buonificazione” del mondo
E poi, a conclusione, per ora, della faccenda, la nostra epoca bizzarra che tutto «buonifica», che cancella dalle fiabe streghe, orchi e mostri  trasformandoli in innocui  animaletti dei cartoni animati o della pubblicità. Come Mickey Mouse, Topolino, ha buonificato ratti e topi, così il calamaro Paul Oktopus, protagonista di un classico tedesco per l’infanzia insieme ai simpatici polipetti da musical della Sirenetta di Disney o proprio al polpo indovino Paul, hanno cambiato simbolicamente e metaforicamente di segno l’animale e la sua metafora.