Tessere, scrivere, pensare: il gioco delle metafore tessili

Non posso che tessere le lodi di Francesca Rigotti, dopo aver letto quello dei suoi libri cui è più affezionata: Il filo del pensiero. Tessere, scrivere, pensare. Cercherò di svolgere il mio pensiero, senza perdere il filo.

E’ davvero difficile non entrare nel gioco appassionante delle parole che si usano per parlare di scrittura, di pensiero, di filosofia, tutte tratte dall’antica arte femminile di tessere, filare e cucire.  Ma è proprio questo gioco che dà vita all’intreccio e alla trama del libro. Le azioni legate alle attività tessili hanno dato vita fin dall’antichità a un ricchissimo immaginario metaforico che riguarda non solo lo scrivere e il pensare (il filo della narrazione o del discorso, gli intrecci, le implicazioni e le spiegazioni), ma si estende alle definizioni di caratteri psicologici: teso, disteso, abbottonato, tirato, contorto, e così via. Pagina dopo pagina il lettore è coinvolto nella scoperta di miti (ma persino “mito” significa filo), in storie e radici di linguaggi e metafore che usiamo quasi sempre in modo inconsapevole.

All’attività concreta del filare e del tessere, osserva Francesca Rigotti, sono sempre state pre-destinate e destinate le donne; non filava solo Berta, ma l’hanno fatto le donne di ogni epoca e di ogni età, nella realtà e nell’immaginario: ci sono quadri che rappresentano Eva alle prese col fuso e Madonne impegnate nel ricamo e nella tessitura. “Nel mondo greco filare e tessere venivano considerati lavori femminili indegni dell’uomo.” Da secoli, rivoluzione industriale compresa, va avanti così. Gli uomini, filosofi, letterati e pensatori, si sono impadroniti del tessere metaforico e immaginario, come hanno fatto col “parto” dei libri e delle opere d’arte (ma questo è già il tema dell’ultimo libro della stessa autrice, Partorire con il corpo e con la mente. Creatività, filosofia, maternità).

Dal filo della vita e del destino (alle origini c’è il mito di Arianna, che permette a Teseo di uscire dal labirinto), al filo del pensiero e della narrazione, dal tessuto filosofico agli intrecci narrativi, ai fili, ai nodi, ai vuoti della rete, il libro scorre su e giù (come una spola) per la storia della letteratura, della filosofia e della comunicazione richiamando esplicitamente il ritmo e il disegno del telaio, così simile a quello del pensiero, del canto (il Kanon in greco è il bastoncino che si infila nel telaio) e persino dell’aratro sui solchi.

Alcuni intermezzi tra i capitoli, dedicati alla filosofia del ragno, alla navigazione al telaio e all’abito filosofico, ricordano quei disegni che sui tappeti o sui tessuti si vengono a creare tra un motivo e l’altro.

Poiché per Francesca Rigotti letteratura e filosofia non sono un mondo a parte, ma possono aiutarci a capire e a orientarci nella vita quotidiana, il libro si chiude con riflessioni sui legami familiari e sociali, davvero utili in tempi di “società liquida”: “La riga della scrittura, il solco dell’aratro, la trama del tessuto, la rigatura musicale allineano e mettono in riga, è vero, ma solo allo scopo di limitare e costringere? O non offrono anche ordine, senso e misura, armonia, bellezza e libertà?

Francesca Rigotti, Il filo del pensiero. Tessere, scrivere, pensare, Il Mulino, collana Intersezioni, 2002.